
Some reviews of "harrisonford" by Claudio Rocchetti:
CLAUDIO ROCHETTI - HARRISONFORD (cassette by Deadtracks Records)
One of the three myths of Claudio Rochetti (one of the members of 3/4Hadbeeneliminated) is Harrison Ford. Another one is David Lee Roth and whoever the third is we don't know yet. A dedication to David Lee Roth was released by Long Long Chaney. Here it's 'Harrisonford'. On one side we hear the voice of Kenji Siratori set against a organ like drone. The voice is not distorted as with some other Siratori projects, but hard to understand. The instrumental b-side is also based on drones, but louder. A dishwasher or some such is fed through some effects. Quite an industrial piece of music, but it sounds quite nice. Pretty nice release, the first on Deadtracks Records, and we wonder how long this label will exist, since rumor has it that cassettes will disappear from the market next year, which, me thinks, is a great pity. (FdW)
- Vital Weekly
“Harrisonford”, prima uscita dell’etichetta berlinese Deadtracks, è il secondo tassello della trilogia dei miti, dedicata appunto ai padri putativi, credo giovanili, di Claudio Rocchetti; precedentemente era uscito “DavidLeeRoth” per la Longlongchaney, sempre in formato cassetta (quella sì, un vero mito!). “Harrisonford” contiene due lunghi landscapes, uno per lato, molto oscuri, tra Organum e Loop Orchestra; il suono si impasta soprattutto nel lato A della cassetta dove, come in un messaggio via radio proveniente da un altro mondo (un po’ Orson Welles che annuncia l’arrivo dei marziani), compaiono i spoken words dello scrittore cyberpunk Kenji Siratori. Affascinante.
- sandszine
A quanto pare, Rocchetti ha un debole per Harrison Ford. E..proprio uno dei suoi idoli, giusto accanto a David Lee Roth, al quale l..italoberlinese ha giá dedicato un nastro uscito per la fu Long Long Chaney (ora secondsleep). Quest..altra graziosa cassettina (gialla) titolata per l..appunto "harrisonford" prosegue sulla scia degli omaggi, coinvolgendo su un lato Kenji Siratori (scrittore giapponese il cui "blood electric" suscitó qualche anno fa un certo interesse nei giri underground), impegnato in uno spoken su tappeto similambientmorfinoso, mentre sull..altro di voce non c..è traccia, e a restare è solo un fantasma di suono che si agita minaccioso sullo sfondo, tra vaghi sussulti sottopelle e qualche stranito rintocco cimiteriale: inizia dal nulla, e finisce nel nulla. Sembra poco ma è bello. (6/7)
- Blow Up